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11 Nov, 2016
Bimbi che non dormono..

Scusate.
Scusate se riprendo continuamente questo argomento, ma non è mai abbastanza.
Quando un paziente chiama per prendere un appuntamento è perché sta male.
Star male significa che una parte del suo corpo duole.
Non siamo abituati e non siamo fatti per sopportare il dolore che è come una domanda, un’interrogazione…perché sto male?
Esiste una malattia terribile, l’analgesia congenita. Coloro che ne sono affetti non provano dolore di nessun tipo. Quando ero studente ho pensato subito: che figata!
Poi il professore di patologia ha subito fatto smorzare i sorrisi della classe. Ci ha spiegato che il dolore è fondamentale alla sopravvivenza, ci insegna come comportarci, cosa evitare, come porvi rimedio. Il dolore è un campanello d’allarme.
Al dolore insomma dobbiamo dare ascolto.
Più esso è cronico, più è difficile da trovare perché nel tempo si sono sommati anche altri fattori, in primis quello psicologico, lo “stress da sopportazione”.
La società del farmaco ci invita a non sopportarlo, a non dargli spiegazione: quante occasioni di lavoro vanno perdute, quante cene, quante partite con gli amici saltano…? Vi ricordate la pubblicità dell’antinfluenzale? Prendi la pillola e sei a posto, torni a fare quello che facevi prima.
Ma non ci sono solo i farmaci e in tutto il globo, da che mondo è mondo, ogni popolazione ha sviluppato una propria forma di medicina. Nessuna migliore dell’altra, a mio avviso.
Quella Cinese, che è quella che studio con fascino io, per esempio curava i sani affinché non si ammalassero e il medico veniva pagato per mantenere “sano” il suo paziente.
Anche se molti dicono che le “cose stanno cambiando” io non mi sento testimone di questo e in particolare lo noto quando le mamme mi portano un bimbo per un problema di sonno. Un bambino che fa fatica a dormire insomma.
Il “sonno” rappresenta la punta di un iceberg che pesca ben più in profondità le ragione del suo essere. Che vanno prima riconosciute (spesso nell’ambiente famigliare), poi comprese ed accettate e infine, se possibile, trattate.
Non tutti ma buona parte dei genitori quando comprendono che “l’affare è serio”, fuggono.
• O mettono in atto un meccanismo di negazione: non è vero quello che mi sta raccontando, non è possibile.
• O pur riconoscendolo non sono disposti ad interagire con il trattamento (che speravano fosse veloce e totalmente indipendente da loro) e ricorrono a soluzioni più “semplici”.
Cercano cioè il professionista che proponga una “pillola del sonno” o in alternativa che prenda tempo e non dia peso alla questione.
Ma vi pare?
Vi pare possibile che per una situazione complessa, fatta di tanti elementi e non della “scalogna” di avere un figlio che non dorme, possa andare bene una soluzione semplice?
Il sintomo va compreso, accettato e interpretato. Viene sempre per tirarci le orecchie, per portare la nostra attenzione là dove non ci piace guardare.

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